UNIVERSI PARALLELI. VIAGGIO TRA I LUOGHI COMUNI DI UOMINI E DONNE

“Un uomo e una donna sono le persone meno adatte a sposarsi tra di loro perché troppo diversi”, diceva Massimo Troisi.

E come dargli torto?!

Però è anche vero che gli opposti si attraggono e si completano:

la donna cucina, l’uomo mangia.

L’uomo lavora, la donna spende.

La donna pulisce, l’uomo sporca.

L’uomo tace, la donna parla.

La donna ha il ciclo, l’uomo i sintomi.

L’uomo ha i coglioni, la donna li rompe.

Si dice che gli uomini vengano da Marte e le donne da Venere (con Saturno contro cinque giorni al mese). E da uno studio condotto dall’università di Manchester, è emerso che sia proprio questa la “distanza psicologica” tra i due sessi (circa la stessa che intercorre tra un uomo e i suoi calzini). Andiamo nel dettaglio.

Aspetti biologici

Le donne nascono, crescono, invecchiano, muoiono.

Gli uomini, nascono, crescono, diventano fighi, muoiono.

Le donne maturano prima. Gli uomini non maturano per niente.

Le donne subiscono l’evoluzione da principessa a strega. Gli uomini da Peter Pan a Peter Pan affetto da rincoglionimento senile.

Il cervello delle donne oscilla tra 1100-1300cmq. Quello di un uomo oscilla tra i 10 e i 25 cm.

Le donne hanno il ciclo cinque giorni al mese. Gli uomini novanta minuti più recupero alla settimana (per i più fortunati, anche 180).

Le donne ai piedi hanno l’iceberg con Di Caprio ancora attaccato. Gli uomini hanno una crostata di pere e gorgonzola appena sfornata.

Le donne, prima dei 30 anni, sono come il Wi-Fi: alla ricerca del dispositivo più potente. Dopo i 35 anni sono come la connessione Bluetooth: si attaccano al primo che mostra un minimo di segnale.

Gli uomini da 0 ai 99 anni sono come il Bluetooth: si attaccano a chiunque si avvicini (sul fatto che promettano senza mantenere come qualche compagnia telefonica, ne parleremo un’altra volta).

Pensieri

Vi sembrerà strano ma, a volte, pensano le stesse cose (certo è ancor più difficile credere che gli uomini pensino).

Ad esempio, una donna dopo essersi concessa a un uomo pensa al matrimonio. E anche l’uomo pensa al suo ruolo di marito… che sta già assolvendo con un’altra da parecchi anni.

Il guaio è quando lui non pensa e non formula frasi di senso compiuto e non, ad accompagnare questo vuoto cosmico, limitandosi a respirare (che è poi quello che vorrebbe facesse la sua donna). In questo caso, il cervello della donna elabora una serie di paranoie mentali alla velocità della luce che la Paramount non sarebbe in grado di produrre per i troppi, ingenti effetti speciali richiesti. “Forse non gli piace come sono vestita”, “forse sta pensando a un’altra”, “forse non mi ama più”, “forse sta pensando a una scusa per lasciarmi”… e lui invece si sta domandando se ha schierato Ronaldo al fantacalcio, se ha espletato le corrette funzioni intestinali, se si è poi saputo il coccodrillo come fa o se due compresse da cinquecento di tachipirina fanno mille… o più semplicemente sta fissando il vuoto, il tunnel del Brennero o un culo.

Che cosa vogliono

Le donne vogliono un uomo con cui trascorrere la loro vita. Gli uomini vogliono una donna alla quale aggrapparsi alla vita, per una sera.

Le donne mirano al maschio alfa. Gli uomini puntano a farsi tutto l’alfabeto (anche quello latino, cirillico, georgiano, armeno, morse…).

Senso dell’orientamento

È risaputo che gli uomini abbiano uno spiccato senso dell’orientamento mentre le donne riescono a non perdersi solo in un centro commerciale, all’Ikea e alla Leopolda (ché tanto c’è poca gente).

Quando però una donna dice a un uomo, con tono incazzato: “Arrivaci da solo!”, in quel caso è un uomo perso; come non pervenuto, è ormai il punto G, a meno che non proviate a metterci sopra il telecomando.

Unità di misura

Le donne quando iniziano a frequentare un uomo ricorrono sempre al metro di paragone con quelli avuti in precedenza. Gli uomini sperano che quel metro non sia il righello.

Memoria

La donna non ha una memoria, ha un database che le consente di immagazzinare, recuperare e rinfacciare ciò che l’uomo ha fatto da quando è spermatozoo.

L’uomo ha una RAM, una memoria volatile che gli permette di mantenere informazioni solo temporalmente, sicché la fidanzata deve spesso ricordargli che ha una moglie o la moglie deve ricordargli che non è single.

Responsabilità

Gli uomini fanno fatica a impegnarsi. Il massimo sforzo che gli si può richiedere è quello di impegnarsi davanti a: Sky, Netflix o al Fantacalcio. Non parliamo di quello davanti a Dio ché è estorto con dolcezza e contiene più fregature delle note a margine di un contratto assicurativo.

Attenzione

La donna analizza tutto come uno dei R.I.S. sul luogo del delitto. Fa le fusa come una gatta morta mentre annusa come un cane da tartufo.

Gli uomini non notano nemmeno se è passata da mora a bionda, da una 40 a una 44, dal chirurgo estetico, da una seconda a una quarta (ah no! A questo fanno caso). Si accorgono però di un millimetrico graffio sulla portiera della macchina. E allora non ci resta che spalmarci sul parabrezza per farci notare.

Spazio-Tempo

Le donne vedono spazi infiniti, al momento del parcheggio, tra una macchina e l’altra e impiegano dieci minuti per essere pronte in un’ora.

Gli uomini in casa non hanno spazi, basti pensare che occupano il bagno con uno spazzolino e il rasoio mentre le donne con trucchi, creme, profumi, Diego Dalla Palma…

Gli uomini, inoltre, sono pronti in dieci minuti, fuori in una frazione di secondo ma per la questura sono molti meno.

Social

Le donne cercano di cogliere quante più informazioni possibili e “stalkerano” dall’ultima foto pubblicata fino ad arrivare a quella del battesimo. Scrivono post lunghissimi, a volte melensi, a volte carichi di risentimento rivolti a lui. Se ricevono più di 5 like, di seguito, dallo stesso uomo, allora: “Mi ama”.

Gli uomini mettono like secondo una precisa tecnica “alla cazzo”. Non leggono post che superano le due righe. Se ricevono più di 5 like, di seguito, dalla stessa donna, allora: “Me la dà”.

Messaggi

La donna prima di scrivere un messaggio è posseduta dai Jalisse: “Fiumi di parole, fiumi di parole tra noi…”

L’uomo: “Ok”

È inutile dire che di quell’ok la donna ci farà: analisi logica, grammaticale, del sangue, divisione in sillabe e ovviamente screenshot e invia a tutte le amiche.

Shopping

Il tempo che l’uomo trascorre in media in un negozio è pari a quello di un rapinatore. In un minuto e mezzo ha fatto tutto (che è un po’ anche il tempo di permanenza in una vagina). Compra solo ciò di cui ha bisogno.

Il tempo che la donna trascorre in media in un negozio è pari a quello di costruzione del negozio stesso. Compra quello che potrebbe servire per le generazioni presenti, passate e future.

Multitasking

Le donne riescono a fare più cose contemporaneamente. Gli uomini ci sono quasi; non fanno più cose contemporaneamente come le donne ma con più donne.

Valigia

Il minimo indispensabile per un uomo consiste in un numero di mutande pari ai giorni di permanenza fuori. Per la donna consiste nel rendere pieghevole e trasportabile casa.

È vero! Uomini e donne sono due pianeti lontani ma quando si incontrano possono respingersi o rappresentare tutto l’universo l’uno per l’altra.

Annunci

GRUPPI WHATSAPP. “LASCIATE OGNI SPERANZA O VOI CHE ENTRATE”

“Sei stato aggiunto al gruppo…”

Dopo “il tuo credito è quasi esaurito”, “hai finito i gb a tua disposizione”, “ti devo parlare”, “non sei tu, sono io”, “ti lascio perché ti amo troppo”… è il messaggio che nessuno di noi vorrebbe ricevere ma che almeno una volta nella vita ha visto lampeggiare sul proprio telefonino che, in quel preciso istante, non ha vibrato ma ha TREMATO, con voi.

Si tratta della più grande invasione, senza soluzione di continuità, nella vita privata, paragonabile solo all’invasione della Kamcatka, con quattro carri armati a Risiko.

Gli oggetti sono i più disparati ma sono tutti accomunati dal bisogno di comunicare… che non si ha nulla da dire.

Entrando in quel gruppo, si attiverà il servizio di rotture di coglioni 24 ore su 24, compresi i festivi durante i quali l’attività sarà intensificata da auguri di ogni genere, colorati e illuminati come un casinò di Las Vegas.

Il mondo whatsapp non è uguale per tutti. Va diviso in base al sesso e in fasce d’età.

Quello femminile spazia dai consigli sulla dieta alle ricette di cucina (perché la dieta va fatta a stomaco pieno); dal gruppo pannolini a quello pannoloni; da “ogni donna merita rispetto” a “ma quanto è zoccola la compagna del mio ex”…

Quello maschile non spazia, gira intorno o meglio corre dietro al pallone e alla figa.

Per quanto riguarda le donne, durante il passaggio dalla fase under 30 a quella over 50 si assisterà a un pullulare di “buongiornissimo caffè” anche a mezzanotte; cani, gatti, suocera e animali di ogni genere; battute risalenti alla collezione prima guerra punica; fake news che Lercio a confronto sembra un trattato di scienza; cuori (che non capisci se è la chat con la D’Urso o con Toninelli); catene, che ti minacciano di non interromperle (con lo stesso tono perentorio con il quale ti rivolgi al tuo uomo perché ha sbagliato l’ammorbidente da comprare o perché ha preso gli assorbenti senza ali) altrimenti ti cadranno le tette; e continui inviti a “fallo girare” che saranno puntualmente cestinati mentre a girare sarà tutto il resto.

Per quanto riguarda gli uomini, arrivati alla fase over 50, si aggiungerà un terzo elemento di discussione a quelli già elencati: la prostata.

Tra i gruppi più gettonati, da annoverare tra le piaghe sociali, d’Egitto, mondiali, universali, vi rientrano:

il gruppo mamme: questa chat fa suonare il tuo smartphone con una frequenza centuplicata rispetto alla campanella della scuola e non puoi godere nemmeno dell’intervallo. Ti fa pentire di non aver inscenato un mal di testa quel giorno fertile di tanti anni fa. Mamme che combattono, con la stessa tenacia della Camusso, a suon di messaggi i diritti dei pidocchi ad alloggiare tra i banchi di scuola; che dissertano, con la stessa autorevolezza di Burioni, di vaccini, bacini, pasticcini…

Il gruppo partitella/fantacalcio “la coppa delle poppe”: che dopo due calci a un pallone, quando entri, non sai se sei stato catapultato nell’officina del meccanico sotto casa o sei finito nel dépliant delle bellezze di Ibiza e Formentera.

Il gruppo regalo: chiedono più soldi di una raccolta fondi per la ricerca del calzino perso in lavatrice. C’è sempre qualcuno che fa il compleanno, si laurea, si sposa, fa un figlio…solo tu sembri non far niente e, come se non bastasse, non hai nemmeno un onomastico da festeggiare perché ti chiami Chanel o Nathan. Spesso, questo gruppo che conta tra gli admin “il boss delle cerimonie”, si fa prendere la mano e crea la chat “festa a sorpresa”, in cui l’unico stupore sarà generato dalla scoperta che tra i partecipanti c’è anche il festeggiato.

Il gruppo lavoro: per i più fortunati si tratterà di un gruppo fantasma, nel quale nessuno parla, nessuno si muove, nessuno respira… salvo qualche sortita del simpaticone di turno che genera lo stesso effetto che qualsiasi cosa non commestibile provoca a Valeria Marini davanti al buffet; per tutti gli altri sarà un’eterna lotta tra “pensa allo stipendio” e “adesso mi licenzio”.

Arriviamo al gruppo che nasce con lo stesso entusiasmo dell’organizzazione di un festino ad Arcore nei tempi d’oro e, man mano passa il tempo, si ritrova con pochi partecipanti come Renzi alla Leopolda: il gruppo rimpatriata di classe. “Sono secoli che non ci si vede. Continuiamo così!”

Se pensi che questo bombardamento di messaggi da leggere sia fastidioso quanto il prezzemolo tra i denti o il brufolo al primo appuntamento, è perché non ti sei ancora imbattuto nell’insorgenza delle emorroidi, alias: le note vocali (chiamarle dolenti, sarebbe stato più appropriato).

Un messaggio vocale tira l’altro. Diventa una gara a chi l’ha inviato più lungo.

Ti mandano un vocale di dieci minuti soltanto per dirti quanto sono infelici (parafrasando Tommaso Paradiso) perché la felicità dura un attimo e dieci minuti sono troppi, al terzo, soprattutto la donna, ha già cambiato umore venti volte.

E allora che fare? Come sopravvivere senza creare incidenti diplomatici paragonabili ai rapporti tra Palestina e Gerusalemme?

Silenzi il gruppo! (Una delle più grandi invenzioni dopo: la ruota, il telefono, l’aria condizionata e il panino con il salame).

Certo! Una volta preso il coraggio a due mani e riaperta la chat vi ritroverete 2576 messaggi fatti di: gif, emoji, meme, ahahaha, ihihihih… da non capire se è lo zoo o un discorso della Taverna. Questi messaggi saranno quintuplicati se il gruppo potrà fregiarsi, di avere tra i suoi partecipanti il “sillabatore”, quello che non capisci se utilizza un messaggio per una singola parola perché affetto da balbuzie messaggistica o perché ha subito qualche trauma alle elementari con la divisione in sillabe e non si è più ripreso.

Vi rimane una sola possibilità se volete mettere in salvo la vostra sanità mentale e riservare il vostro tempo libero a ciò che più conta: uscire silenziosamente dal gruppo come Jack Frusciante o, in casi estremi, modificare lo stato whatsapp, digitando: “sono temporaneamente morto, lasciatemi riposare in pace!”.

TIPE SOCIAL. FOGLIETTO ILLUSTRATIVO PER UOMINI IMPAVIDI.

Se Pirandello avesse scritto “Uno, nessuno, centomila” dopo aver visto i comportamenti delle donne sui social, li avrebbe moltiplicati per cinque, messi in fila per sei, con il resto di due.

La donna nel passaggio da facebook a instagram, da twitter a tinder… modifica, con la stessa velocità con la quale Arturo Brachetti cambia vestiti, idea, opinioni, convinzioni, illusioni, usi, costumi e società.

Passa dallo stato di Madre Teresa a quello di Cicciolina, dallo stato di donna frustrata a quello di imprenditrice digitale, dallo stato solido allo stato liquido, dallo stato sociale a thegiornalisti.

Non sono donne! Sono meccanici Ferrari che effettuano, in pochi secondi, un pit stop di personalità.

Gli uomini, lo sappiamo, possono essere classificati per categorie, dove minimo comune multiplo e massimo comune denominatore potrebbero risolversi, quasi sempre, in un’unica amletica domanda: “me la dà o non me la dà” (l’amicizia su facebook, ovviamente).

Le donne le categorie le rappresentano tutte. Simultaneamente.

Esaminiamole con la stessa clemenza con la quale loro passano sotto la lente di ingrandimento le donne dei loro ex.

Scelta pic.

“Questa non mi valorizza”. “In questa si vedono troppo le tette e in questa si vedono troppo poco”. “Questa mi fa grassa” (mentre hanno appena finito di mangiare una galletta di riso con sopra 1 kg di nutella). “In questa sembro una scappata di casa, una narcotrafficante, la Boschi immortalata da Oliviero Toscani…”

E così, dopo aver passato in rassegna tutte le foto, dalla prima comunione all’ultimo selfie scattato dal cesso dell’ufficio…si scioglie il conclave, parte la fumata bianca e habemus foto profilo.

Ma già che ci siamo, “applico un filtro per sistemarla giusto un pò”.

Poi un altro.

Poi un altro ancora.

1567 filtri dopo abbiamo la foto ufficiale, quella che metteranno ovunque: foto profilo, foto copertina, foto trapunta, foto piumone e lenzuolino…e anche tra gli ingredienti del ragù, la domenica.

Adesso è perfetta! Talmente perfetta che “e questa chi sarebbe?”

Una foto presa a caso da google immagini, di un’afroamericana con un disco labiale, sarebbe stata più rassomigliante di questo guazzabuglio di filtri e photoshop.

Ma cerchiamo di capire cosa si materializza, a seguito di queste metamorfosi kafkiane 2.0, dietro un display.

1) La crocerossina: “ti salvo io!” è il suo motto. Si aggira con un lanternino alla ricerca di uomini con più problemi di una connessione in mezzo al deserto, sicura di poterli salvare (non si sa se dalla moglie o da se stessi. Ma è da lei che dovrebbero scappare a gambe levate).

2) La psicologa: sulla base di un emoji che un uomo ha cliccato sul suo ultimo post, con la stessa attenzione di quando sceglie le mutande la mattina ancora con gli occhi chiusi, è in grado di risalire ai traumi che il poveretto ha avuto durante la sua esistenza. Ma non si limita a questo. No! Inizia ad analizzarlo attentamente e, coraggiosamente, dispensa consigli non richiesti dall’alto dei suoi tacchi e dei suoi fallimenti.

3) La perpetua: sarà perché si aggira spesso nella casa del Signore che ha appreso il potere di sapere tutto di tutti senza farsi vedere e in mancanza del Don Abbondio di turno, raccoglie le confidenze di chi le si avvicina per poi sbatterle in prima pagina, con tanto di editoriale. Se qualche gossip dell’ultima ora tarda ad arrivare, lei lo inventa. Si professa la migliore amica di tutti e tranquillizza con “non dirò niente a nessuno” (“ma a tutti gli altri sì”. Con tanto di screenshot).

4) La tele imbonitrice: è quella che, a seguito di un fallimento sentimentale, cerca di vendere la mercanzia prima che crolli tutto, con la verve di Vanna Marchi. Quando il tempo sta per scadere, si svende con la stessa frustrazione di Mastrota che sono anni che prova a vendere le stesse cose o con la tenacia delle compagnie telefoniche che ti propongono sms gratuiti in un mondo dove regna whatsapp.

5) La sacerdotessa del sesso: uomini attratti dalla sua preparazione in materia (master a Cambridge “i nuovi confini della fellatio”), dalle sue prediche sui piaceri della carne, dai selfie fatti di vedo e non vedo…cercano in lei ciò che la moglie ha dimenticato tra i bigodini e il pigiama di flanella, per poi scoprire che l’ultimo uccello che ha visto è stato quello di twitter.

6) La promessa sposa: tu uomo che pensi di aver messo un semplice like a una sua foto, sappi che hai firmato la tua condanna a morte. Al secondo like organizzerà l’incontro con mamma, al terzo sentirà la marcia nuziale, al quarto sceglierà il nome dei bambini…e così, pian pianino sino alle nozze d’oro. Mentre tu ti starai ancora chiedendo, dopo il suo messaggio:”ma questa chi cazzo è?”.

7) La “selfaiola” acculturata: passa il tempo a postare selfie da tutte le angolature, come fossero foto segnaletiche: primo piano, di spalle, petto in dentro, culo in fuori…e il tutto correlato da citazioni colte e stati d’animo strappalacrime a giustificare questo bisogno spasmodico di apparire più della Madonna a Paolo Brosio. Sedere in primo piano con didascalia “qui c’è racchiuso tutto il mio universo” (che ti domandi se il suo universo è piccolo o qualcos’altro è grande). Però ammettiamolo! Ha il merito di erudire gli uomini avvicinandoli alla letteratura, tra Bukowski, Schopenhauer, Hemingway…mettendola ad altezza tette. La cultura, alla fine vince sempre.

8)La tuttologa: commentatrice seriale e opinion leader presso se stessa. Esperta di tutto, su tutto, in tutto e per tutto. Dopo che ha finito di lavare i piatti, discetta di: arte, letteratura, moda, design, medicina, odontoiatria, psichiatria…Ha più voce in capitolo di Conte durante un consiglio dei ministri.

9) La femminista: l’uomo per lei è solo un esperimento riuscito male. Ne disprezza atteggiamenti, usi, costumi, modi di dire, di fare. Gli uomini (indistintamente tutti) non capiscono, non comprendono, non amano, non soffrono, non stupiscono.

L’assunto di base è: l’uomo è inutile.

10) L’invidiata: è convinta che tutte vorrebbero somigliarle, avere i sui occhi, i suoi capelli, i suoi problemi, i suoi fallimenti, le sue rogne…Ce l’ha con il mondo intero nella stessa misura in cui crede che il mondo intero la detesti. Se qualcuno osa muoverle una critica è perché non riesce a essere come lei. Sfigata.

11) La tronista: utilizza i social come rivalsa a discapito di una vita che non è stata come avrebbe voluto. Guarda tutti dall’alto in basso dal suo piedistallo fatto della stessa sostanza della tazza del cesso dalla quale si pavoneggia con la sua coda di paglia.

12) La stalker: conosce i tuoi spostamenti, come tua madre mentre eri nel grembo materno. Al primo accenno di vita on line ti importuna con messaggi privati, cuori glitterati, manine gialle…ti segue ovunque. Ha più profili che personalità per controllarti meglio. Non porti più lo smartphone in bagno per paura di ritrovartela anche lì.

In questa classificazione potremmo andare avanti verso l’infinito e oltre perché le donne sono così, dolcemente complicate sempre più collegate, incasinate…

Altro che sesso debole! Qui l’unica cosa che è debole è il segnale della rete all’interno dei camerini di un centro commerciale.

TIPI SOCIAL. MANEGGIARE CON CAUTELA

Il tipo social è la versione 2.0 dell’uomo che si aggira per i giardinetti con l’impermeabile. Non sai mai cosa possa nascondersi sotto o, almeno, speri di non scoprirlo mai.

Indossa la sua pic migliore (una foto risalente a un decennio prima, nella migliore delle ipotesi; nella peggiore si avvale della foto di Brad Pitt, scaricata da google immagini, nella speranza che nessuno se ne accorga).

Foto in primo piano se ha il panzone; con la testa “tagliata” (che manco Maria Antonietta) se è calvo; con l’amico figo di fianco (creando quella speranza, puntualmente disattesa, che dopo 4999 richieste di amicizia finalmente ha iniziato a seguirti un uomo che non ha lo stesso sex appeal del ragionier Ugo Fantozzi) se il chirurgo estetico gli ha consigliato di andare a Lourdes.

Non esiste però un solo tipo. Abbiamo così tante specie di homu social che Alberto Angela ne farebbe un’intera stagione di “Ulisse-Il dispiacere della scoperta”.

Ma studiamoli più da vicino.

1. Il portinaio: quello che saluta sempre. “Buongiornissimo” al mattino, “buonanottissima” la sera. Ogni volta che entri o esci da Facebook, lui sarà sempre lì pronto a salutarti.

2. Il pescatore: quello che pratica pesca a strascico. Non importa se tu sia bella o brutta, stupida o intelligente, simpatica o antipatica…l’unica cosa che per lui conta è il respiro. Se ancora non è stata dichiarata l’ora del tuo decesso, hai la speranza di imbatterti in lui. Scrive messaggi in cui esalta le tue doti, soprattutto quelle che non hai, ti riempie di complimenti, facendoti sentire l’unica donna al mondo e poi…invia a tutte.

3. L’amico: quello che non hai mai visto né sentito, quello a cui hai accettato la richiesta di amicizia perché stavi cercando di togliere la nutella scivolata sul display del tuo smartphone. Quello che esordisce con fare talmente confidenziale da insinuare in te il dubbio che sia un ex compagno delle elementari che ha subito un trapianto facciale.

4. Il commentatore seriale: colui che non è riuscito a far parte del pubblico della De Filippi e prova la scalata verso il successo, fatta di codici sconto e pubblicità a fitvia, facendo gavetta sulla tua bacheca. Non si fa mai trovare impreparato sull’argomento del giorno perché lui, se in difficoltà, risolve tutto con un emoji, con un commento fuori luogo come un congiuntivo a “uomini e donne” e non manca mai di farti sentire la sua presenza.

5. Lo psicologo: quello che sulla base dei tuoi post riesce a stabilire il tuo umore, capisce i tuoi problemi, vuole aiutarti a risolverli…e magari tu hai postato una frase di Marquez prima e una di Luca Giurato, poi.

6. Il cicerone: colui che esce di casa solo per fare la spesa, quello il cui viaggio più avventuroso è consistito nel trasferimento dal divano al bagno, quello il cui unico ristorante che conosce è la cucina di sua mamma…ti invita a visitare la sua città, offrendosi di fare da Cicerone…per attraversare la strada.

7. Il risorto di figa: colui che scredita tutti gli altri, appellandoli come defunti dell’apparato sessuale femminile, mettendone in mostra i difetti e prendendone le distanze mentre nel frattempo ci sta provando anche con lo scaldabagno. Il suo iter è un calvario; sembra morire mentre cerca di dissimulare il suo vero interesse attraverso: poesie, citazioni colte, ricercata ironia…per poi risorgere al primo accenno di tette. Cosa non si fa per la figa?!

8. Il polemico: è il Vittorio Sgarbi dei social. Se tu sostieni A, lui sostiene B, se tu sei vegana, lui è carnivoro, se tu sostieni la pace nel mondo, lui ti fa la guerra, se tu gli dai ragione, lui cambia versione…è quello che non è riuscito ad avere attenzione nemmeno il giorno del suo compleanno e cerca rivalsa sui social.

9. Il social venditore: è il Giorgio Mastrota di internet; quello che ti contatta per mettere un like alla sua pagina, ascoltare un suo pezzo, leggere un suo libro, vedere un suo film, comprare un set di pentole, un materasso e una bici con cambio shimano.

10. Lo gne gne gne: quello che ti lascia il suo numero, ti chiede il tuo, ottiene un due di picche e, piuttosto che darsi al solitario, rilancia con un maturo “gne gne gne” e insulti a raffica, fino alla frase finale a effetto, con la quale vorrebbe ferirti o dichiarare la sua integerrimità, asessualità…”ma io sono felicemente sposato”, una volta uscito dal programma “non sapevo di avere una moglie”.

11. Il selfatore: quello che passa il tempo a corteggiare se stesso e a farsi più foto di quante ne scattino alla Gioconda.

12. Il prostatore: quello che ti scambia per un andrologo, allegandoti la foto del suo cervello basso.

13. Il pensionato: quello che ti segue, post dopo post, così come si seguono i lavori di un cantiere.

14. L’ufficio di collocamento: quello che esalta le tue doti fisiche, intellettive, morali… e ti propone di lavorare per lui che sono anni che è in cassa integrazione.

15. L’uomo pagine bianche: quello che nel vano tentativo di raccogliere numeri di telefono di donne avvenenti (ma anche non avvenenti; basta che respirino), ti lascia il suo, ovviamente non richiesto, come se fossi un cesso dell’autogrill.

16. Il giocatore di poker: quello che reagisce a un due di picche con la stessa pacatezza e calma con la quale Enrico Varriale reagisce alle parole di Walter Zenga. Ai suoi occhi, ti trasformi da Cindy Crawford a Gegia in una frazione di secondo, senza l’impiego di filtri ma grazie al potere taumaturgico di un “no”

Le tipologie non sono solamente queste ma spesso tutte sono accomunate da un unico denominatore: dimenticano che ciò che gli viene data un’amicizia virtuale, non la confidenza.

P.S.

Agli uomini risentiti vorrei dire che le quote rosa dei social, meritano un capitolo a parte, il prossimo.

LO STRONZO D’UFFICIO

State già immaginando il tipo scorbutico all’ufficio postale? Quello che sembra sia stato messo dietro uno sportello per farvi un favore con la pistola puntata alla tempia? Quello che sbuffa e sbraita davanti alle vostre richieste?

Non ci siamo!

Lo stronzo d’ufficio è quello che la vita riserva a noi donne, almeno una volta. Quello che il fato decide di farci incontrare quando vuole omaggiarci di un dono di merda (un po’ come il maglione di lana con le renne che trovi sotto l’albero, la notte di Natale. Quanto profetiche saranno quelle corna delle renne!).

Cresciute con il mito del principe azzurro: dolce, premuroso, innamorato (chiudiamo un occhio sul fatto che abbia un gusto pessimo nel vestire, con quell’orribile calzamaglia! In fondo, con i risvoltini che manco Sampei, non è che le cose siano tanto migliorate)…non si capisce in quale momento esatto, forse tra una testata alla culla e una caduta dal seggiolone, abbiamo abbandonato le fiabe e ci siamo dedicate allo Sturm und Drang, facendo declassare i dolori del giovane Werther in semplici acciacchi, al cospetto delle nostre sofferenze amorose.

Eh sì! Perché, a noi, poco importa che l’universo maschile sia ai nostri piedi. Noi vogliamo l’unico che rimane alzato.

Quello che ha più bug di un iphone in fase sperimentale ma che a noi sembra perfetto.

Talmente perfetto da non mancargli niente, nemmeno un’altra donna, in molti casi.

E allora stiamo lì, ad aspettare un suo cenno che ci cambi l’umore, facendoci passare da “Hello” di Adele a Cristiano Malgioglio con “…e mi sono innamorato di tuo marito”, rendendoci delle psicopatiche di tutto rispetto.

Solitamente sarà lui a dettare i tempi, i programmi…e allora tanto vale innamorarci di una lavatrice di ultima generazione, almeno durerà più a lungo.

Avremo la stessa voce in capitolo che ha un’attrice nei dialoghi di un film porno.

“Perché non mi chiama?”

“Perché non risponde al messaggio?”

Una spunta. Due spunte. Spunta blu, verde, gialla, rossa…

“È on line ma non si applica”

E via a ore e ore di stalking su tutti i social, tutti i fiumi, tutti i laghi…

“Magari non ha visto il messaggio”.

Provo a inviargliene un altro.

2, 3, 4, 5…6786 messaggi senza risposta, senza un cenno, senza una speranza.

Nel frattempo, si sono fatti vivi i compagni dell’asilo per una rimpatriata, Messina Denaro ti invia la sua posizione su whatsapp, il nonno di Heidi si è unito a telegram perché non sopportava di avere a che fare con più pecore di Rocco Siffredi, rispondono pure i Corinzi…ma lui no!

Per consolarti, cerchi in te la spiegazione più plausibile e indolore: sarà morto, e forse lo speri sul serio.

E allora, ritorniamo alle fiabe ma non aspettiamo che sia il principe a salvarci, diamo cavallo bianco e spada al nostro amor proprio, svegliamoci e scappiamo.

I RAPPORTI A DISTANZA FUNZIONANO. DAI SOCIAL

W i rapporti a distanza…dai social.

I rapporti di coppia sono ormai formati da lui, lei, l’altro…e per altro non si intende l’amante di turno ma lo smartphone che di amanti può contenerne anche 3 o 4 contemporaneamente (non esageriamo perché nemmeno Calenda riesce a portarne 4 a cena)

“Amore, io non ho nulla da nascondere!”

E poi: password alfanumerico con simboli egizi, pin, puk, pop, rock, riconoscimento facciale dopo l’applicazione di 15 filtri e 6 interventi chirurgici (Berlusconi questo passaggio lo ha evitato), codice di sicurezza tramite pizzino, codice penale, codice civile, codice da Vinci, codice Morse…il tutto coperto da segreto di Stato perché fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio.

Entri in casa.

Disattivi le notifiche, come Tom Cruise in “Mission Impossible” mentre cerca di disinnescare una bomba, per evitare di saltare in aria al primo squillo.

Telefono rigorosamente all’ingiù.

Cena.

Divano.

Ormai i divani non dovrebbero essere più con la penisola. Bisognerebbe chiedere agli artigiani della qualità la creazione di arcipelaghi, dove ognuno possa continuare a farsi i fatti propri.

“Amore, guardiamo un film?”.

La scelta del film implica lo stesso tempo che serve a Genovese per girarlo.

Trascorsi due minuti, ognuno si ritrova con lo sguardo sullo smartphone.

Ed ecco arrivare il primo messaggio a lui.

Andrea calcetto.

Secondo messaggio.

Giulio calcetto.

Terzo messaggio.

Sofio calcetto.

E così via.

Lui che ha il fiatone anche quando passa dal tavolo della cucina al divano, vuol fare credere che gioca più partite di Cristiano Ronaldo.

Messaggi a lei.

Corriere Amazon.

Corriere Zalando.

Corrire Yoox.

Ma chi sei, una donna o un centro di smistamento pacchi?

E vogliamo parlare di quanto abbia influito sull’apparato digerente di ognuno, l’avvento degli smartphone?

Il tempo trascorso in bagno è aumentato proporzionalmente all’aumento dei gb.

Il film è finito.

Titoli di coda.

Si chiudono le conversazioni su messenger, si risponde ai commenti sull’ultimo selfie, che lei ha postato su Instagram, di devoti corteggiatori di Photoshop.

Lui non dimentica di cuorare anche lo scopino del cesso che sembra respiri.

Si spegne la tv, si spengono gli smartphone e si ritorna a non essere più single ma persone che hanno una relazione a distanza sullo stesso divano.

50 SFUMATURE DI PRINCIPE AZZURRO.

CINQUANTA SFUMATURE DI PRINCIPE AZZURRO.

Ci hanno fatte crescere con il mito del principe azzurro come se a noi potesse bastare un colore per tutte le occasioni.

Noi donne abbiniamo il colore delle scarpe a quello della borsa, il colore del vestito a quello del rossetto, il colore dello smalto a quello dell’umore, il colore dell’intimo a quello delle speranze…cambiamo colore dei capelli come Casini cambia orientamento politico, Zamparini allenatore e Belen fidanzato…e pretendete che ci si accontenti di un colore solo?

Che poi, fosse stato almeno il nero (non in quel senso! Maliziose che non siete altro!) che sta bene su tutto…ma l’azzurro…

L’azzurro ti “sbatte” (aridaje! Lo so che vi piacerebbe ma non in quel senso, nemmeno questa volta).

Dateci un: blu scuro, blu elettrico, blu oltremare, blu notte, blu di Prussia…non dateci l’azzurro che è il Cristiano Malgioglio della famiglia dei blu!

Noi donne abbiamo bisogno di almeno 50 sfumature di azzurro da abbinare alle almeno 50 tipologie di rompicoglioni che decidiamo di impersonare in un giorno.

Vogliamo un uomo presente ma non troppo.

Che mangi senza sporcare.

Che dorma senza russare.

Che ci dica cosa pensa anche senza pensare.

Che abbai senza mordere (ah no! quello è il cane).

Vogliamo un uomo che ci ami per quello che siamo. Ma cosa siamo?

L’uomo, a fatica, sa cos’è lui (essere mitologico metà uomo e metà divano) e noi abbiamo la sfacciataggine di pretendere che capisca cosa siamo noi? Noi che ci trasformiamo più velocemente di Wonder Woman (tranne quando si tratta di vestirsi), nella fase pre, in itinere e post ciclo, da piccolo panda indifeso a leone africano morso dalla suocera.

Se è introverso, lo vogliamo estroverso.

Se è dolce, lo vogliamo stronzo.

Se è premuroso, lo vogliamo più distaccato.

Se è un libro aperto, lo vogliamo misterioso.

“Un po’più…un po’ meno…così è troppo…così è troppo poco…q.b.”

E’ un uomo, non una ricetta!

Insomma, care donne non lamentiamoci per la sfumatura di azzurro che ci è capitata. Pensate a quel poveretto che ha, tutto il giorno, a che fare con noi che siamo delle acchiappacolori.