LE STRADE IN SICILIA SONO LASTRICATE DI CANTIERI

Noi siciliani siamo un popolo di sognatori, viaggiamo con la fantasia perché se dovessimo aspettare un treno, staremmo fermi per ore; se dovessimo aspettare un aereo, staremo fermi per anni e se dovessimo aspettare un ponte, staremmo fermi alle promesse elettorali.

Se Jack Kerouac avesse ambientato il suo “On the Road” in Sicilia, al decimo cantiere stradale (le autostrade sono quasi un miraggio) nel raggio di 30 km, avrebbe desistito e sarebbe tornato indietro.

Le strade, infatti, hanno più interruzioni di una dieta durante le festività. Altro che buone intenzioni! La strada per la Sicilia è lastricata di: restringimenti, cantieri, buche, avvallamenti…

“Amore, ti porto in Sicilia a vedere un cantiere”.

Le guide turistiche tra le bellezze siciliane da visitare elencano, insieme al Teatro Massimo, al Duomo di Catania, al Tempio di Segesta, al Teatro greco di Siracusa…opere iniziate e mai portate a termine, cantieri che risalgono alla dominazione arabo-normanna, cartelli che impongono un limite di velocità di 20 Km/h, per le condizioni dissestate dell’asfalto, che t’invogliano a spegnere la macchina, scendere, spingerla e raggirare l’autovelox.

I turisti scambiano i templi di Agrigento con i lavori per la realizzazione dell’aeroporto. Fotografano buche, deviazioni, guardrail fatiscenti…

E allora prendiamo il treno.

In Sicilia non ci sono treni! Ci sono reperti archeologici ancora funzionanti.

I siciliani che sperano di salire sul treno che passa una sola volta nella vita sono gatti o quelli che credono nella reincarnazione.

Noi non diciamo “treno in corsa”, noi utilizziamo l’espressione “treno a passo svelto”. Non parliamo di “coincidenze” ma di “botte di culo”.

Ho visto, a Trapani, una diciottenne salire in lacrime sul treno mentre salutava il proprio fidanzato e arrivare a Siracusa, trentenne, sposata e con 3 figli avuti da un uomo conosciuto durante il viaggio.

In questi giorni si è parlato di un treno superveloce, progettato dalla società californiana Hyperloop, che consentirebbe di percorrere Catania-Palermo in soli 10 minuti.

Magari al ministro Toninelli non interessa andare a Lione ma ha già prenotato le sue prossime vacanze in Sicilia (sempre che sappia dove si trova la Sicilia e sia a conoscenza che il ponte sullo stretto di Messina ha la stessa “visibilità” del tunnel del Brennero).

Noi siciliani che abbiamo nel DNA il vivere con lentezza, dopo che avranno abbattuto le 12 ore di viaggio per andare da Trapani a Siracusa (quasi la metà di Km che occorrono per recarsi da Roma a Milano che richiede un tempo di percorrenza di 3 ore) o le quasi 13 per spostarsi da Agrigento a Catania, col treno della sera, con tutto questo tempo recuperato che minchia facciamo? Ancora c’è tempo. Ci penseremo.

Nell’attesa di tempi veloci (non sappiamo se migliori), quando un forestiero viene in Sicilia piange due volte, una quando arriva, per colpa dei tempi biblici della velocità dei mezzi di trasporto, delle coincidenze, delle interruzioni, dei cantieri…e una quando se ne va, ci futteru u portafogghiu.

Intanto noi siciliani continuiamo a viaggiare, soprattutto tra i luoghi comuni.

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SAN VALENTINO. C’È CHI PERDE L’AMORE, CHI SI SALVA SU NETFLIX

Si avvicina uno dei giorni più controversi dell’anno, quello che genera sentimenti di odio e amore più altalenanti di quelli di Catullo verso Lesbia: il giorno di San Valentino.

Anche se qualcuno cerca di farlo passare come un giorno qualsiasi, di cacciarlo come farebbe Salvini con un extracomunitario al semaforo, di evitarlo come la suocera la domenica, di non dargli alcuna rilevanza come alle dichiarazioni di Martina ai congressi del PD…non è un semplice giorno: è una lotta tra scapoli e ammogliati, tra cinici e romantici, tra resto del mondo e pakistani.

I più sdolcinati e accoppiati lo vedono come l’ennesima occasione per celebrare il proprio amore a suon di cuoricini, bacini, cioccolatini, “ini ini”… (salvo poi cambiare idea, come un grillino qualsiasi, una volta mollati per il belloccio di turno o per una taglia in più).
I single lo vedono, invece, come una colonscopia, una comparsa annunciata delle emorroidi, la bilancia dopo un’abbuffata…

Festeggiarlo o non festeggiarlo?
Come il Natale, l’Epifania, la Pasqua…anche San Valentino è una festa comandata (di solito dalla partner, però) e in quanto tale vige l’obbligo di onorarla con: mazzi di fiori, scatole di cioccolatini, cene a lume di candela.
Appurato che nessuno possa esimersi da tale ricorrenza, il giorno degli innamorati a un uomo costerà in media 80 euro. A un uomo che si dimentica di tale ricorrenza, possiamo scommetterci, costerà molto di più. Non a caso, stiamo festeggiando un martire che è stato torturato e poi decapitato e questo non è altro che un promemoria di ciò che potrebbe succedere ai più smemorati.
Come ci insegna la ministra Grillo, voi accoppiati potreste considerarlo come un “obbligo flessibile” e decidere liberamente, senza accorgervi della pistola puntata alla tempia, cosa fare. Miei cari, siete dei poveri illusi se avete creduto, anche per un solo istante, alle frasi: “L’importante è stare insieme, non serve festeggiare”, “E’ solo una festa consumistica, io ti amo tutto l’anno”, “Amore non mi interessa il regalo”… perché allo scoccare della mezzanotte del 15 febbraio, puntuale come un cambio della Guardia svizzera, la vostra partner sarà pronta a rinfacciarvi tutto quello che avete fatto sin dal momento in cui avete varcato il grembo materno.
E così, potreste ritrovarvi a festeggiare San Faustino mentre un tacco 12 vi colpirà alla testa e un: “Non sei romantico!”, “Non mi hai regalato nemmeno una rosa!”, “Una volta eri diverso!”, “Non mi ami più”… raggiungerà le vostre orecchie.
I più lungimiranti che hanno, invece, visto in quelle frasi un’imboscata e avvertito in lontananza la musica di “profondo rosso”… si sono già organizzati. Ed eccoli comprare fasci di rose rosse alla donna della propria vita ma anche alla propria moglie (questi sono coloro i quali hanno così tanto amore da dare che lo riversano su più donne contemporaneamente), simulare romanticismo con la stessa abilità con la quale un calciatore della Juventus simula un fallo nell’area di rigore avversaria, acquistare i famosi baci al cioccolato che per onestà intellettuale, dopo il matrimonio, dovrebbero contenere bigliettini con la scritta: “L’amore passa ma il mal di testa resta”, “L’amore è fatto di compromessi, oggi ha ragione la donna, domani ha torto l’uomo”, “Se pensi che l’amore duri poco è perché non hai ancora visto tuo marito a letto”…

E i single?
Non saranno un panino e un bicchiere di vino a darvi la felicità ma: una pizza, un divano e la vostra serie tv preferita su Netflix possono andarci vicino.
La vostra amica del cuore, vi avrà dato buca per festeggiare, a lume di smartphone, con il suo fidanzato, ma voi potrete vantarvi di aver trascorso una serata sul divano con: Brad Pitt, Bradley Cooper, Johnny Depp… e senza rotture di coglioni.
Se questo non è abbastanza, allora prenotate un viaggio per: l’India, la Malesia, l’Indonesia… Paesi nei quali la festa degli innamorati è vietata, messa al bando come un vegano il giorno del Ringraziamento.
Vi sentirete meno soli e nel posto giusto.
Non siete ancora soddisfatti e volete vendicarvi perché se la vostra vita sentimentale è un fallimento è colpa delle “amministrazioni precedenti”? Ecco cosa fa al caso vostro! Uno zoo di Fairset, in Inghilterra, Hamsley Conservation Centre, in occasione di San Valentino, a fronte di una donazione di una sterlina e cinquanta, darà il nome del vostro ex a una blatta (“adotta una blatta” era sembrato eccessivo anche agli organizzatori) e così potrete festeggiare soli ma vendicati.

Se a Natale con i tuoi e a Pasqua con chi vuoi, a San Valentino meglio soli che male accompagnati da una blatta.

UN ISTA FIDANZATO IN AFFITTO

Stanca di dover supplicare il tuo fidanzato per farti scattare delle foto?
Ti ha immortalata più storta della torre di Pisa e con un sedere che copre il Colosseo?
Rovina tutti i vostri selfie con la faccia da cane bastonato come Renzi dopo il referendum?
Niente paura! C’è una soluzione che fa al caso tuo. Occorrono solo due semplici mosse: molla il fidanzato e scappa a Roma.

“Roma Experience”, società americana che opera nel settore del business turistico, grazie al pacchetto di servizi “Instagram Boyfriend Rome Private Tour”, offre la possibilità di fare un tour per la “città eterna” con tanto di fidanzato esperto fotografo che sarà ben lieto di farsi immortalare insieme a voi e scattare patinatissime foto da esibire su tutti i social network, alla “modica” cifra di euro1085 (ai 730 euro per il tour tra i più famosi monumenti della capitale, dovrete aggiungere 350 euro per avere il vostro foto-fidanzato-reporter senza diritto di lagnarsi).
Per un servizio perfetto, però, si presume che l’Insta-Boyfriend sia un concentrato di qualità. Non è sufficiente che sia un bravo fotografo, in grado di non farci apparire come un muffin coi piedi in giro per Roma, e un paziente fidanzato, temprato nella dura arte del non sbuffare ma è indispensabile che abbia almeno il fascino di Bradley Cooper e non quello di Alvaro Vitali.

Tutto sembra essere perfetto? Non è proprio così perché c’è un tempo di scadenza.
Allo scoccare delle tre ore, la magia finirà.
Non perderete la scarpetta ma potreste inciampare tra le buche di Roma, i topi non si trasformeranno in cocchieri ma rimarranno topi, la carrozza non ritornerà a essere una zucca ma il vostro accompagnatore vi tenderà la mano, non per chiedere la vostra ma per chiedervi il suo lauto compenso.

Questo potrebbe essere solo l’inizio di un business in espansione.

Si avvicinano le vacanze di Natale e temi la fatidica domanda “E il fidanzato?”.
Adotta anche tu un Insta-Boyfriend per fare insieme a lui il tour tra cenoni e pranzi dai parenti, tra tombolate e briscola.

La tua ennesima amica si sposa e ti hanno soprannominata la “Gemma Galgani” del gruppo?
Anche in questo caso il tuo fidanzato/fotografo/mercenario sarà pronto ad accompagnarti a: battesimi, cresime, matrimoni, funerali, centri commerciali, ikea…e a farvi vincere a colpi di like la guerra sui social.

Certo! Con questo servizio il vostro Instagram sarà sempre più pieno di foto ma la vostra vita sempre più vuota.

IL CINEGOVERNONE: DIRETTAMENTE DALLE CABINE ELETTORALI ITALIANE.

Soubrette, starlette, baguette, bidet (strizziamo l’occhio alla Francia dopo le ultime dichiarazioni di Gigino)… tutti/e, anche quelli che erano scomparsi dalle scene dello spettacolo, si sono ripresentati nella veste di politologi sul web.

Chi si schiera a destra, chi si schiera a sinistra (a proposito, c’è ancora?), chi sta con Salvini, chi con Di Maio.

Come biasimarli? Quello cui assistiamo, ormai quotidianamente, è una grande ammucchiata, un “cinegovernone” nel quale prende il posto da protagonista chi la spara più grossa.

I protagonisti sono ovviamente i politici.

Salvini che dopo essere stato mollato dalla Isoardi, alle prese con “La prova del cuoco”, ci tiene a farle e farci sapere che continua a mangiare lo stesso.

Pane e nutella il mattino, tagliatelle con il ragù, tortellini a pranzo, pizza a cena… ma anche: patatine, tiramisù, babà, arancine, cannoli, sfogliatelle… ormai anche mia nonna ha a cuore l’alimentazione a base di colesterolo del nostro vice-premier e si preoccupa quando non lo vede postare qualcosa di commestibile. Questo ha ovviamente aumentato i suoi kg, manco fossero consensi, tanto da impedirgli di indossare i suoi vecchi giubbotti e doverli richiedere alle forze dell’ordine, ai vigili del fuoco, alla protezione civile… col rischio che, il prossimo Natale, Barbie e i suoi cambi di look saranno soppiantati da: Salvini poliziotto, Salvini pompiere, Salvini marinaio…

Mentre la parte da protagonista nella Lega è incontrastabilmente nelle mani di Salvini, più difficile è, nel Movimento 5 Stelle, la stessa indiscussa leadership per Di Maio, costretto a fare i conti con le idee futuristiche di Toninelli.

Il ministro dei Trasporti, infatti, è talmente avanti (al 2025 circa) che ha già visto orde d’imprenditori italiani utilizzare il tunnel del Brennero per il trasporto delle merci; ha ipotizzato la ricostruzione di un “ponte vivibile” (dove i bambini sono liberi di scorazzare tra una macchina e un tir e le famiglie di organizzare pic nic la domenica) a Genova “nel giro di pochi mesi, al massimo anni”…

E così, il giovane vice-premier Di Maio, che non ci ha fatto mancare nemmeno gli auguri durante le festività natalizie, dalle piste di sci con Di Battista, riportandoci alla memoria i cinepanettoni dei fratelli Vanzina (mancava solamente Garrone e il suo indimenticabile: “E anche ‘sto Natale se lo semo levato dalle palle”) ha cercato di fare del suo meglio tra un errore di grammatica e l’altro, riposizionando Matera in Puglia, rinominando il presidente cinese “Ping”, rivelandoci che siamo fatti per il 90% di acqua, denunciando Luigi Calabresi nella speranza che il postino suoni a San Pietro…

E poi c’è Fico che parla di “egìdia dell’Onu”, Tripiedi che “sarà breve e circonciso”, la Taverna che parla di vaccini definendoli: “marchi pe’ e bestie” e ci racconta del morbillo party a casa di suo cugino…

Per non parlare dell’ultima gaffe del M5S che per spiegare i requisiti per ottenere il reddito di cittadinanza è ricorso alla foto, che ritraeva una giovane coppia felice, precedentemente utilizzata per sponsorizzare uno studio dentistico e un farmaco contro la secchezza vaginale.

Non dite che il reddito di cittadinanza non faccia miracoli perché risolve ogni problema di liquidità.

Archiviati i protagonisti, passiamo alle loro “tifoserie”.

L’ultima a scendere in campo è stata quella della Longobarda dopo la nomina ad ambasciatore dell’UNESCO di Lino Banfi, il quale ha esaltato la capacità del far ridere a scapito dei poveri laureati che l’hanno persa tra i libri, i “le faremo sapere” e i panini del McDonald’s.

Rita Pavone che pur di difendere Salvini e le sue scelte politiche si è schierata contro i Pearl Jam, appellandoli “Cip e Cip” e invitandoli a farsi gli affari propri (ma i Pearl Jam avranno capito chi è la Pavone?).

Orietta Berti, proprio lei cha cantava “finché la barca va, lasciala andare…” tesse le lodi di Di Maio che a sua volta è al Governo con Salvini che la barca la lascia affondare.

Jerry Calà che attacca il Governo precedente, incassando un: “Libidine, doppia libidine, libidine coi fiocchi” da Luigi Di Maio (diritto costituzionale non l’avrà studiato ma sui film di Calà dimostra di essere preparato).

E poi c’è stato lo scontro, non più a colpi di spaccate e balletti ma a suon di tweet al vetriolo tra la Parisi e la Cuccarini. La più amata solo dagli italiani e non dagli svedesi altrimenti avrebbe anche pubblicizzato Ikea, figuriamoci dagli immigrati che non hanno da mangiare, figuriamoci se pensano alle cucine, ha appoggiato la politica salviniana scatenando l’ira repressa chissà da quanto tempo della Parisi che l’ha accusata di essere una sovranista e una pippa nel ballo.

Adesso si attendono le dichiarazioni della Fenech e di Alvaro Vitali per avere una disamina dettagliata circa le sorti del Paese.

“Sarà un 2019 bellissimo per l’Italia”, parola di Conte.

UNIVERSI PARALLELI. VIAGGIO TRA I LUOGHI COMUNI DI UOMINI E DONNE

“Un uomo e una donna sono le persone meno adatte a sposarsi tra di loro perché troppo diversi”, diceva Massimo Troisi.

E come dargli torto?!

Però è anche vero che gli opposti si attraggono e si completano:

la donna cucina, l’uomo mangia.

L’uomo lavora, la donna spende.

La donna pulisce, l’uomo sporca.

L’uomo tace, la donna parla.

La donna ha il ciclo, l’uomo i sintomi.

L’uomo ha i coglioni, la donna li rompe.

Si dice che gli uomini vengano da Marte e le donne da Venere (con Saturno contro cinque giorni al mese). E da uno studio condotto dall’università di Manchester, è emerso che sia proprio questa la “distanza psicologica” tra i due sessi (circa la stessa che intercorre tra un uomo e i suoi calzini). Andiamo nel dettaglio.

Aspetti biologici

Le donne nascono, crescono, invecchiano, muoiono.

Gli uomini, nascono, crescono, diventano fighi, muoiono.

Le donne maturano prima. Gli uomini non maturano per niente.

Le donne subiscono l’evoluzione da principessa a strega. Gli uomini da Peter Pan a Peter Pan affetto da rincoglionimento senile.

Il cervello delle donne oscilla tra 1100-1300cmq. Quello di un uomo oscilla tra i 10 e i 25 cm.

Le donne hanno il ciclo cinque giorni al mese. Gli uomini novanta minuti più recupero alla settimana (per i più fortunati, anche 180).

Le donne ai piedi hanno l’iceberg con Di Caprio ancora attaccato. Gli uomini hanno una crostata di pere e gorgonzola appena sfornata.

Le donne, prima dei 30 anni, sono come il Wi-Fi: alla ricerca del dispositivo più potente. Dopo i 35 anni sono come la connessione Bluetooth: si attaccano al primo che mostra un minimo di segnale.

Gli uomini da 0 ai 99 anni sono come il Bluetooth: si attaccano a chiunque si avvicini (sul fatto che promettano senza mantenere come qualche compagnia telefonica, ne parleremo un’altra volta).

Pensieri

Vi sembrerà strano ma, a volte, pensano le stesse cose (certo è ancor più difficile credere che gli uomini pensino).

Ad esempio, una donna dopo essersi concessa a un uomo pensa al matrimonio. E anche l’uomo pensa al suo ruolo di marito… che sta già assolvendo con un’altra da parecchi anni.

Il guaio è quando lui non pensa e non formula frasi di senso compiuto e non, ad accompagnare questo vuoto cosmico, limitandosi a respirare (che è poi quello che vorrebbe facesse la sua donna). In questo caso, il cervello della donna elabora una serie di paranoie mentali alla velocità della luce che la Paramount non sarebbe in grado di produrre per i troppi, ingenti effetti speciali richiesti. “Forse non gli piace come sono vestita”, “forse sta pensando a un’altra”, “forse non mi ama più”, “forse sta pensando a una scusa per lasciarmi”… e lui invece si sta domandando se ha schierato Ronaldo al fantacalcio, se ha espletato le corrette funzioni intestinali, se si è poi saputo il coccodrillo come fa o se due compresse da cinquecento di tachipirina fanno mille… o più semplicemente sta fissando il vuoto, il tunnel del Brennero o un culo.

Che cosa vogliono

Le donne vogliono un uomo con cui trascorrere la loro vita. Gli uomini vogliono una donna alla quale aggrapparsi alla vita, per una sera.

Le donne mirano al maschio alfa. Gli uomini puntano a farsi tutto l’alfabeto (anche quello latino, cirillico, georgiano, armeno, morse…).

Senso dell’orientamento

È risaputo che gli uomini abbiano uno spiccato senso dell’orientamento mentre le donne riescono a non perdersi solo in un centro commerciale, all’Ikea e alla Leopolda (ché tanto c’è poca gente).

Quando però una donna dice a un uomo, con tono incazzato: “Arrivaci da solo!”, in quel caso è un uomo perso; come non pervenuto, è ormai il punto G, a meno che non proviate a metterci sopra il telecomando.

Unità di misura

Le donne quando iniziano a frequentare un uomo ricorrono sempre al metro di paragone con quelli avuti in precedenza. Gli uomini sperano che quel metro non sia il righello.

Memoria

La donna non ha una memoria, ha un database che le consente di immagazzinare, recuperare e rinfacciare ciò che l’uomo ha fatto da quando è spermatozoo.

L’uomo ha una RAM, una memoria volatile che gli permette di mantenere informazioni solo temporalmente, sicché la fidanzata deve spesso ricordargli che ha una moglie o la moglie deve ricordargli che non è single.

Responsabilità

Gli uomini fanno fatica a impegnarsi. Il massimo sforzo che gli si può richiedere è quello di impegnarsi davanti a: Sky, Netflix o al Fantacalcio. Non parliamo di quello davanti a Dio ché è estorto con dolcezza e contiene più fregature delle note a margine di un contratto assicurativo.

Attenzione

La donna analizza tutto come uno dei R.I.S. sul luogo del delitto. Fa le fusa come una gatta morta mentre annusa come un cane da tartufo.

Gli uomini non notano nemmeno se è passata da mora a bionda, da una 40 a una 44, dal chirurgo estetico, da una seconda a una quarta (ah no! A questo fanno caso). Si accorgono però di un millimetrico graffio sulla portiera della macchina. E allora non ci resta che spalmarci sul parabrezza per farci notare.

Spazio-Tempo

Le donne vedono spazi infiniti, al momento del parcheggio, tra una macchina e l’altra e impiegano dieci minuti per essere pronte in un’ora.

Gli uomini in casa non hanno spazi, basti pensare che occupano il bagno con uno spazzolino e il rasoio mentre le donne con trucchi, creme, profumi, Diego Dalla Palma…

Gli uomini, inoltre, sono pronti in dieci minuti, fuori in una frazione di secondo ma per la questura sono molti meno.

Social

Le donne cercano di cogliere quante più informazioni possibili e “stalkerano” dall’ultima foto pubblicata fino ad arrivare a quella del battesimo. Scrivono post lunghissimi, a volte melensi, a volte carichi di risentimento rivolti a lui. Se ricevono più di 5 like, di seguito, dallo stesso uomo, allora: “Mi ama”.

Gli uomini mettono like secondo una precisa tecnica “alla cazzo”. Non leggono post che superano le due righe. Se ricevono più di 5 like, di seguito, dalla stessa donna, allora: “Me la dà”.

Messaggi

La donna prima di scrivere un messaggio è posseduta dai Jalisse: “Fiumi di parole, fiumi di parole tra noi…”

L’uomo: “Ok”

È inutile dire che di quell’ok la donna ci farà: analisi logica, grammaticale, del sangue, divisione in sillabe e ovviamente screenshot e invia a tutte le amiche.

Shopping

Il tempo che l’uomo trascorre in media in un negozio è pari a quello di un rapinatore. In un minuto e mezzo ha fatto tutto (che è un po’ anche il tempo di permanenza in una vagina). Compra solo ciò di cui ha bisogno.

Il tempo che la donna trascorre in media in un negozio è pari a quello di costruzione del negozio stesso. Compra quello che potrebbe servire per le generazioni presenti, passate e future.

Multitasking

Le donne riescono a fare più cose contemporaneamente. Gli uomini ci sono quasi; non fanno più cose contemporaneamente come le donne ma con più donne.

Valigia

Il minimo indispensabile per un uomo consiste in un numero di mutande pari ai giorni di permanenza fuori. Per la donna consiste nel rendere pieghevole e trasportabile casa.

È vero! Uomini e donne sono due pianeti lontani ma quando si incontrano possono respingersi o rappresentare tutto l’universo l’uno per l’altra.

GRUPPI WHATSAPP. “LASCIATE OGNI SPERANZA O VOI CHE ENTRATE”

“Sei stato aggiunto al gruppo…”

Dopo “il tuo credito è quasi esaurito”, “hai finito i gb a tua disposizione”, “ti devo parlare”, “non sei tu, sono io”, “ti lascio perché ti amo troppo”… è il messaggio che nessuno di noi vorrebbe ricevere ma che almeno una volta nella vita ha visto lampeggiare sul proprio telefonino che, in quel preciso istante, non ha vibrato ma ha TREMATO, con voi.

Si tratta della più grande invasione, senza soluzione di continuità, nella vita privata, paragonabile solo all’invasione della Kamcatka, con quattro carri armati a Risiko.

Gli oggetti sono i più disparati ma sono tutti accomunati dal bisogno di comunicare… che non si ha nulla da dire.

Entrando in quel gruppo, si attiverà il servizio di rotture di coglioni 24 ore su 24, compresi i festivi durante i quali l’attività sarà intensificata da auguri di ogni genere, colorati e illuminati come un casinò di Las Vegas.

Il mondo whatsapp non è uguale per tutti. Va diviso in base al sesso e in fasce d’età.

Quello femminile spazia dai consigli sulla dieta alle ricette di cucina (perché la dieta va fatta a stomaco pieno); dal gruppo pannolini a quello pannoloni; da “ogni donna merita rispetto” a “ma quanto è zoccola la compagna del mio ex”…

Quello maschile non spazia, gira intorno o meglio corre dietro al pallone e alla figa.

Per quanto riguarda le donne, durante il passaggio dalla fase under 30 a quella over 50 si assisterà a un pullulare di “buongiornissimo caffè” anche a mezzanotte; cani, gatti, suocera e animali di ogni genere; battute risalenti alla collezione prima guerra punica; fake news che Lercio a confronto sembra un trattato di scienza; cuori (che non capisci se è la chat con la D’Urso o con Toninelli); catene, che ti minacciano di non interromperle (con lo stesso tono perentorio con il quale ti rivolgi al tuo uomo perché ha sbagliato l’ammorbidente da comprare o perché ha preso gli assorbenti senza ali) altrimenti ti cadranno le tette; e continui inviti a “fallo girare” che saranno puntualmente cestinati mentre a girare sarà tutto il resto.

Per quanto riguarda gli uomini, arrivati alla fase over 50, si aggiungerà un terzo elemento di discussione a quelli già elencati: la prostata.

Tra i gruppi più gettonati, da annoverare tra le piaghe sociali, d’Egitto, mondiali, universali, vi rientrano:

il gruppo mamme: questa chat fa suonare il tuo smartphone con una frequenza centuplicata rispetto alla campanella della scuola e non puoi godere nemmeno dell’intervallo. Ti fa pentire di non aver inscenato un mal di testa quel giorno fertile di tanti anni fa. Mamme che combattono, con la stessa tenacia della Camusso, a suon di messaggi i diritti dei pidocchi ad alloggiare tra i banchi di scuola; che dissertano, con la stessa autorevolezza di Burioni, di vaccini, bacini, pasticcini…

Il gruppo partitella/fantacalcio “la coppa delle poppe”: che dopo due calci a un pallone, quando entri, non sai se sei stato catapultato nell’officina del meccanico sotto casa o sei finito nel dépliant delle bellezze di Ibiza e Formentera.

Il gruppo regalo: chiedono più soldi di una raccolta fondi per la ricerca del calzino perso in lavatrice. C’è sempre qualcuno che fa il compleanno, si laurea, si sposa, fa un figlio…solo tu sembri non far niente e, come se non bastasse, non hai nemmeno un onomastico da festeggiare perché ti chiami Chanel o Nathan. Spesso, questo gruppo che conta tra gli admin “il boss delle cerimonie”, si fa prendere la mano e crea la chat “festa a sorpresa”, in cui l’unico stupore sarà generato dalla scoperta che tra i partecipanti c’è anche il festeggiato.

Il gruppo lavoro: per i più fortunati si tratterà di un gruppo fantasma, nel quale nessuno parla, nessuno si muove, nessuno respira… salvo qualche sortita del simpaticone di turno che genera lo stesso effetto che qualsiasi cosa non commestibile provoca a Valeria Marini davanti al buffet; per tutti gli altri sarà un’eterna lotta tra “pensa allo stipendio” e “adesso mi licenzio”.

Arriviamo al gruppo che nasce con lo stesso entusiasmo dell’organizzazione di un festino ad Arcore nei tempi d’oro e, man mano passa il tempo, si ritrova con pochi partecipanti come Renzi alla Leopolda: il gruppo rimpatriata di classe. “Sono secoli che non ci si vede. Continuiamo così!”

Se pensi che questo bombardamento di messaggi da leggere sia fastidioso quanto il prezzemolo tra i denti o il brufolo al primo appuntamento, è perché non ti sei ancora imbattuto nell’insorgenza delle emorroidi, alias: le note vocali (chiamarle dolenti, sarebbe stato più appropriato).

Un messaggio vocale tira l’altro. Diventa una gara a chi l’ha inviato più lungo.

Ti mandano un vocale di dieci minuti soltanto per dirti quanto sono infelici (parafrasando Tommaso Paradiso) perché la felicità dura un attimo e dieci minuti sono troppi, al terzo, soprattutto la donna, ha già cambiato umore venti volte.

E allora che fare? Come sopravvivere senza creare incidenti diplomatici paragonabili ai rapporti tra Palestina e Gerusalemme?

Silenzi il gruppo! (Una delle più grandi invenzioni dopo: la ruota, il telefono, l’aria condizionata e il panino con il salame).

Certo! Una volta preso il coraggio a due mani e riaperta la chat vi ritroverete 2576 messaggi fatti di: gif, emoji, meme, ahahaha, ihihihih… da non capire se è lo zoo o un discorso della Taverna. Questi messaggi saranno quintuplicati se il gruppo potrà fregiarsi, di avere tra i suoi partecipanti il “sillabatore”, quello che non capisci se utilizza un messaggio per una singola parola perché affetto da balbuzie messaggistica o perché ha subito qualche trauma alle elementari con la divisione in sillabe e non si è più ripreso.

Vi rimane una sola possibilità se volete mettere in salvo la vostra sanità mentale e riservare il vostro tempo libero a ciò che più conta: uscire silenziosamente dal gruppo come Jack Frusciante o, in casi estremi, modificare lo stato whatsapp, digitando: “sono temporaneamente morto, lasciatemi riposare in pace!”.

TIPE SOCIAL. FOGLIETTO ILLUSTRATIVO PER UOMINI IMPAVIDI.

Se Pirandello avesse scritto “Uno, nessuno, centomila” dopo aver visto i comportamenti delle donne sui social, li avrebbe moltiplicati per cinque, messi in fila per sei, con il resto di due.

La donna nel passaggio da facebook a instagram, da twitter a tinder… modifica, con la stessa velocità con la quale Arturo Brachetti cambia vestiti, idea, opinioni, convinzioni, illusioni, usi, costumi e società.

Passa dallo stato di Madre Teresa a quello di Cicciolina, dallo stato di donna frustrata a quello di imprenditrice digitale, dallo stato solido allo stato liquido, dallo stato sociale a thegiornalisti.

Non sono donne! Sono meccanici Ferrari che effettuano, in pochi secondi, un pit stop di personalità.

Gli uomini, lo sappiamo, possono essere classificati per categorie, dove minimo comune multiplo e massimo comune denominatore potrebbero risolversi, quasi sempre, in un’unica amletica domanda: “me la dà o non me la dà” (l’amicizia su facebook, ovviamente).

Le donne le categorie le rappresentano tutte. Simultaneamente.

Esaminiamole con la stessa clemenza con la quale loro passano sotto la lente di ingrandimento le donne dei loro ex.

Scelta pic.

“Questa non mi valorizza”. “In questa si vedono troppo le tette e in questa si vedono troppo poco”. “Questa mi fa grassa” (mentre hanno appena finito di mangiare una galletta di riso con sopra 1 kg di nutella). “In questa sembro una scappata di casa, una narcotrafficante, la Boschi immortalata da Oliviero Toscani…”

E così, dopo aver passato in rassegna tutte le foto, dalla prima comunione all’ultimo selfie scattato dal cesso dell’ufficio…si scioglie il conclave, parte la fumata bianca e habemus foto profilo.

Ma già che ci siamo, “applico un filtro per sistemarla giusto un pò”.

Poi un altro.

Poi un altro ancora.

1567 filtri dopo abbiamo la foto ufficiale, quella che metteranno ovunque: foto profilo, foto copertina, foto trapunta, foto piumone e lenzuolino…e anche tra gli ingredienti del ragù, la domenica.

Adesso è perfetta! Talmente perfetta che “e questa chi sarebbe?”

Una foto presa a caso da google immagini, di un’afroamericana con un disco labiale, sarebbe stata più rassomigliante di questo guazzabuglio di filtri e photoshop.

Ma cerchiamo di capire cosa si materializza, a seguito di queste metamorfosi kafkiane 2.0, dietro un display.

1) La crocerossina: “ti salvo io!” è il suo motto. Si aggira con un lanternino alla ricerca di uomini con più problemi di una connessione in mezzo al deserto, sicura di poterli salvare (non si sa se dalla moglie o da se stessi. Ma è da lei che dovrebbero scappare a gambe levate).

2) La psicologa: sulla base di un emoji che un uomo ha cliccato sul suo ultimo post, con la stessa attenzione di quando sceglie le mutande la mattina ancora con gli occhi chiusi, è in grado di risalire ai traumi che il poveretto ha avuto durante la sua esistenza. Ma non si limita a questo. No! Inizia ad analizzarlo attentamente e, coraggiosamente, dispensa consigli non richiesti dall’alto dei suoi tacchi e dei suoi fallimenti.

3) La perpetua: sarà perché si aggira spesso nella casa del Signore che ha appreso il potere di sapere tutto di tutti senza farsi vedere e in mancanza del Don Abbondio di turno, raccoglie le confidenze di chi le si avvicina per poi sbatterle in prima pagina, con tanto di editoriale. Se qualche gossip dell’ultima ora tarda ad arrivare, lei lo inventa. Si professa la migliore amica di tutti e tranquillizza con “non dirò niente a nessuno” (“ma a tutti gli altri sì”. Con tanto di screenshot).

4) La tele imbonitrice: è quella che, a seguito di un fallimento sentimentale, cerca di vendere la mercanzia prima che crolli tutto, con la verve di Vanna Marchi. Quando il tempo sta per scadere, si svende con la stessa frustrazione di Mastrota che sono anni che prova a vendere le stesse cose o con la tenacia delle compagnie telefoniche che ti propongono sms gratuiti in un mondo dove regna whatsapp.

5) La sacerdotessa del sesso: uomini attratti dalla sua preparazione in materia (master a Cambridge “i nuovi confini della fellatio”), dalle sue prediche sui piaceri della carne, dai selfie fatti di vedo e non vedo…cercano in lei ciò che la moglie ha dimenticato tra i bigodini e il pigiama di flanella, per poi scoprire che l’ultimo uccello che ha visto è stato quello di twitter.

6) La promessa sposa: tu uomo che pensi di aver messo un semplice like a una sua foto, sappi che hai firmato la tua condanna a morte. Al secondo like organizzerà l’incontro con mamma, al terzo sentirà la marcia nuziale, al quarto sceglierà il nome dei bambini…e così, pian pianino sino alle nozze d’oro. Mentre tu ti starai ancora chiedendo, dopo il suo messaggio:”ma questa chi cazzo è?”.

7) La “selfaiola” acculturata: passa il tempo a postare selfie da tutte le angolature, come fossero foto segnaletiche: primo piano, di spalle, petto in dentro, culo in fuori…e il tutto correlato da citazioni colte e stati d’animo strappalacrime a giustificare questo bisogno spasmodico di apparire più della Madonna a Paolo Brosio. Sedere in primo piano con didascalia “qui c’è racchiuso tutto il mio universo” (che ti domandi se il suo universo è piccolo o qualcos’altro è grande). Però ammettiamolo! Ha il merito di erudire gli uomini avvicinandoli alla letteratura, tra Bukowski, Schopenhauer, Hemingway…mettendola ad altezza tette. La cultura, alla fine vince sempre.

8)La tuttologa: commentatrice seriale e opinion leader presso se stessa. Esperta di tutto, su tutto, in tutto e per tutto. Dopo che ha finito di lavare i piatti, discetta di: arte, letteratura, moda, design, medicina, odontoiatria, psichiatria…Ha più voce in capitolo di Conte durante un consiglio dei ministri.

9) La femminista: l’uomo per lei è solo un esperimento riuscito male. Ne disprezza atteggiamenti, usi, costumi, modi di dire, di fare. Gli uomini (indistintamente tutti) non capiscono, non comprendono, non amano, non soffrono, non stupiscono.

L’assunto di base è: l’uomo è inutile.

10) L’invidiata: è convinta che tutte vorrebbero somigliarle, avere i sui occhi, i suoi capelli, i suoi problemi, i suoi fallimenti, le sue rogne…Ce l’ha con il mondo intero nella stessa misura in cui crede che il mondo intero la detesti. Se qualcuno osa muoverle una critica è perché non riesce a essere come lei. Sfigata.

11) La tronista: utilizza i social come rivalsa a discapito di una vita che non è stata come avrebbe voluto. Guarda tutti dall’alto in basso dal suo piedistallo fatto della stessa sostanza della tazza del cesso dalla quale si pavoneggia con la sua coda di paglia.

12) La stalker: conosce i tuoi spostamenti, come tua madre mentre eri nel grembo materno. Al primo accenno di vita on line ti importuna con messaggi privati, cuori glitterati, manine gialle…ti segue ovunque. Ha più profili che personalità per controllarti meglio. Non porti più lo smartphone in bagno per paura di ritrovartela anche lì.

In questa classificazione potremmo andare avanti verso l’infinito e oltre perché le donne sono così, dolcemente complicate sempre più collegate, incasinate…

Altro che sesso debole! Qui l’unica cosa che è debole è il segnale della rete all’interno dei camerini di un centro commerciale.